Quel misterioso buddha

pubblicato da: Francesca Gregori in Esperienze, Storie — Agosto 12, 2009 @ 9:41 am

Koh Sumai Buddha, Julia FrankCamminavo lungo la pista ciclabile e pedonabile che collega Laudes a Glorenza nell’alta Val Venosta - una lingua di asfalto in mezzo a meravigliosi campi verdi - quando, appena superato il centro del paese di Laudes nel girarmi -forse per uno strano presentimento- vedo un’enorme statua di un buddha scolpito in pietra di Lasa.

Un pò incuriosita, un pò stranita per il contesto poco ordinario, mi avvicino. Una voce mi chiede "le piace"? "Sì, molto" rispondo io voltandomi verso una giovane donna che esce da una nuvola di polvere bianca.

Ha un viso giovane, un modo gentile, un corpo esile ed all’apparenza delicato, ma che sprigiona una forte energia.

Scopro che è l’autrice del buddha, che ha frequentato l’accademia di Carrara, che ama la pietra di Lasa anche se non perdona errori. In pochi minuti mi guida in un mondo che forse per superficialità non pensavo esistesse: quello di una scultrice appassionata che è probabilmente troppo innovativa per il contesto in cui vive.

La passione non può che essere ricompensata con il successo.

In bocca al lupo a Julia Frank!

Modelli di sostenibilità

pubblicato da: Francesca Gregori in Riflessioni, Recensioni — Marzo 23, 2009 @ 10:12 pm

fiore biologico-copyright Francesca Gregori, Tutti i diritti riservatiVent’anni fa era un paese depresso, da cui la gioventù fuggiva perchè non trovava lavoro e che dipendeva da fonti energetiche di tipo tradizionale. Oggi è un centro all’avanguardia, che attira aziende, dà occupazione anche ai non residenti e dove tutto il fabbisogno energetico è soddisfatto da fonti alternative e rinnovabili: un modello per tutta la nazione, e non solo.

Si chiama Gussig ed ha sede in Austria a circa un km dal confine con l’Ungheria.

L’evoluzione è iniziata vent’anni fa e l’artefice è un Ingegnere di nome Reinhard Koch, che ha avuto l’idea e lo spazio per investire sulle energie rinnovabili. Inizialmente è stato fondato un Centro Europeo per le energie rinnovabili dalle cui competenze sono nate dapprima forme di risparmio energetico e, successivamente, un progetto di autarchia energetica che ha portato alla graduale realizzazione di centrali elettriche a biomasse (che utilizzano gli scarti dell’industria del legno, di cui è ricchissima la zona), impianti di biogas o fotovoltaici, ai quali sono collegati tutti gli edifici pubblici e privati, comprese le aziende. Il Centro ha succesivamente esteso le proprie competenze a beneficio di tutta la regione del Burgernland e si occupa anche di formazione oltre che di ricerca.

Quando leggo notizie di questo tipo mi chiedo: perchè non possiamo essere anche noi un esempio di sostenibilità? Credo che molta gente nel proprio piccolo, a livello individuale, famigliare o nel lavoro, faccia delle scelte e metta in opera delle iniziative che vanno nel senso della sostenibilità e quindi opera -si potrebbe dire- a beneficio della collettività. Il problema è che i singoli non riescono a portare queste qualità ad un livello più alto. C’è una membrana invisibile ed impermeabile che separa il singolo da chi lo rappresenta.

Ma mi piace pensare che il contributo individuale un giorno dissolverà quella membrana e che ne nascerà qualcosa di completamente nuovo… spazio all’immaginazione!!

Comunque uno dei miei piccoli contributi alla sostenibilità è un orto biologico.

L’articolo da cui ho tratto le informazioni, "Le alternative del rilancio", è di Federico Mazza ed è stato pubblicato su Nòva -l’inserto del giovedì de Il Sole 24 Ore- lo scorso 5 marzo a pagina 7.

L’ISPIRAZIONE

pubblicato da: Francesca Gregori in Fotografia, Riflessioni, Esperienze — Dicembre 10, 2008 @ 9:38 pm

Occhiali.Copyright Francesca Gregori,tutti i diritti riservatiCos’è l’ispirazione?
E’ la fase creativa, di ricerca. Non sai bene cosa cerchi, o, meglio, c’è una parte di te che lo sa perchè se riesci a contattarla concretizzi l’opera. E’ la parte migliore del lavoro, perchè ti fa sentire viva; ogni cellula del tuo corpo sembra contribuire alla ricerca. In questa fase senti una tensione: è l’oggetto, il prodotto della ricerca che ti attira a se. Tutt’intorno le cose perdono di importanza, perchè TU sei focalizzato sul tuo obiettivo. Si attiva un processo di avvicinamento tra te, l’oggetto della rapresentazione ed il processo di rappresentazione. E’ sempre più vicino e poi succede (può succedere) che..click!… per un istante tutto si fonde; ogni distinzione si annulla.
Hai toccato ciò che non si può esprimere.
E poi ti rimane il prodotto, l’opera, che racchiude tutto il tuo percorso e che, a pensarci bene, ha una ricchezza ed una vitalità unica. Se è riuscita, se ogni volta che la osservi fa riemergere (inconsapevolmente) quel momento di fusione che hai sperimentato, vuol dire che ti corrisponde, vuol dire che hai contattato la tua parte più sincera, più intima. Ed è per questo che ti commuove; provi un pò di pudore nel mostrarla ad altri.

Questo è ciò che ho provato e l’ho scritto di getto. Non desidero aggiungere delle riflessioni, delle analisi per non snaturare questo tipo di esperienza.

Mi farebbe piacere ospitare altre esperienze sul blog.

Vi presento FG PHOTOGRAPHY

pubblicato da: Francesca Gregori in Fotografia — Ottobre 6, 2008 @ 8:23 pm

copyright Francesca Gregori-Tutti i diritti riservati

Con un pò di emozione annuncio l’apertura del mio nuovo blog fotografico. Chi mi conosce si chiederà come riuscirò ad aggiornare due blog se ultimamente pubblicavo a singhiozzo sull’unico che avevo. Beh, me lo sono chiesto anche io; ma oramai la fotografia mi ha rapita.

A VALALTA

pubblicato da: Francesca Gregori in Riflessioni, Esperienze — Settembre 21, 2008 @ 9:27 pm

Dalla spiaggiaHo trascorso due settimane nel campeggio di Valalta con la mia famiglia. Sono partita con curiosità, sono tornata entusiasta.

Per chi non lo conosca, Valalta è un campeggio per naturisti a pochi km da Rovigno. Dire campeggio è riduttivo vista l’estensione, la scelta di spiagge, di alloggi e di ristoranti.
Il rispetto, la quiete ed il piacere di non indossare costumi e vestiti (fatta eccezione per alcuni spazi comuni) sono le cose che accomunano chi vi trascorre le vacanze.

Ci sarebbe molto da dire su questo luogo, ma non vorrei sembrare una guida per turisti o una (semplice) sostenitrice del naturismo.
Preferisco piuttosto parlare di due aspetti che colpiscono le persone quando dici loro di volere o avere trascorso una vacanza in un camping per naturisti: la paura della mancanza di igiene ed il timore di dover assistere a spettacoli raccapriccianti.
Quanto al primo, a Valalta la pulizia è un must. Un solo esempio: se affitti un appartamento la pulizia è giornaliera.
Quanto al secondo, non posso negare che si vedano molti corpi in sovrappeso e privi di tonicità. Io però non ne sono stata infastidita e la sensazione di disagio che ho talvolta provato era legata alla considerazione che, salvo i casi di malattia, e senza mortificarsi, aver cura del proprio corpo è per me un dovere  che  abbiamo verso noi stessi.
In fondo un corpo che non è in grado di assolvere bene alla sua funzione perde di significato e ci impegna; un corpo non sano è un buco nero che ci sottrae energie e ci impedisce o comunque condiziona nel dedicarci ad altro.
Questa è la ragione per la quale lo Yoga attribuisce importanza all’esercizio fisico, o, meglio, ad un certo tipo di esercizio: le asana. Perchè il corpo, sano, è il punto di partenza per un’evoluzione dell’individuo, è lo strumento necessario per accedere alla dimensione più elevata.
A questo proposito K G Durckheim ha scritto una frase che mi piace molto "Il corpo è l’uomo nel suo modo di essere al mondo e riunisce dunque le condizioni per andare verso ciò che è senza condizioni."

Fotografando Alice

pubblicato da: Francesca Gregori in Fotografia, Riflessioni, Storie — Agosto 13, 2008 @ 9:08 pm

Alice - tutti i diritti riservatiSembra il titolo di un film; ma è una storia vera. Fotografando Alice ho riscoperto la passione per questo mezzo espressivo.
Ho sempre sentito una particolare attitudine verso una forma artistica, creativa, ma non sapevo quale fosse. Ho provato con la pittura, ma il risultato è stato in rari casi originale, per lo più, invece, utile per me ma orrendo da un punto di vista estetico. Prima ancora avevo provato con la musica, forse condizionata da ascendenti musicisti. Tra i vari esperimenti ho continuato a fotografare.

Poi è nata Alice, la mia bimba (oggi di otto mesi) e mi sono ritirata un pò da tutto per far fronte alle tante esigenze di un neonato.
Adesso che Alice interagisce anche col resto del mondo, oltre che con la mamma, mi prendo un pò di tempo per osservarla, fotografarla e così facendo mi riappassiono.
Come ha scritto qualcuno in un libro di cui farò una recensione, forse la fotografia rappresenta per me l’infinito che ha bisogno di esprimersi. L’autore si riferiva al desiderio di un bambino di suonare della musica pur non avendo conoscenza della stessa, nè di un mezzo per crearla. Quella pulsione era l’infinito che cercava la via di espressione. Non sempre però il richiamo è così forte, non sempre è così chiaro lo strumento per avvicinarsi ad esso. Ed allora basta poco per soffocarlo con gli schemi, con i dubbi.
Fermiamoci ad ascoltare le nostre intuizioni, sperimentiamoci; perchè solo così diventiamo artefici del nostro destino, creiamo, viviamo. 

CREATIVE COMMONS
Le licenze free

pubblicato da: Francesca Gregori in Diritto — Maggio 22, 2007 @ 7:00 pm

E’ da un pò di tempo che vorrei dedicare un post ad un’encomiabile iniziativa, partita dall’America, dal prof. Lawrence Lessig poco più di quattro anni fa: creative commons (CC). Visto che non è agevole riassumere CC in un post di poche righe, rinvio per approfondimenti al sito di CC.

Iniziamo, dunque.

Quest’iniziativa coinvolge ormai decine (forse centinaia) di persone in tutto il mondo che prestano gratuitamente la propria attività per mettere a disposizione di tutti gli utilizzatori di internet un sistema rapido e semplice per precisare i propri diritti sul materiale pubblicato in rete (e non solo in rete) e di cui si è autori. (continua…)

MA CI RENDIAMO VERAMENTE CONTO DI CIO’ CHE FACCIAMO?
I simboli pasquali

pubblicato da: Francesca Gregori in Riflessioni — Aprile 7, 2007 @ 11:08 pm

L'uomo e i suoi simboliDomani è Pasqua.

Scarteremo l’uovo e ci mangeremo il coniglio…

Ma ci rendiamo veramente conto di ciò che facciamo?

Io no; quanto meno fino a quando non ho letto quanto scrive il dott. J. L. Henderson ne "L’uomo e i suoi simboli". 

Il dott. Henderson era uno junghiano e per la precisione -portando degli esempi di simboli eterni, che accomunano tutti gli uomini, pur differenziandosene in concreto le manifestazioni- scriveva : "Ma ci rendiamo veramente conto di ciò che facciamo, e siamo consapevoli della connessione fra la storia della nascita, morte e risurrezione di Cristo e il popolare simbolismo pasquale? Di solito non ci diamo neppure la preoccupazione di considerare da un punto di vista razionale tutte queste usanze." (continua…)

RISCOPRIRE LE PROPRIE RADICI
La fine della sofferenza, Pankaj Mishra

pubblicato da: Francesca Gregori in Riflessioni, Recensioni — Marzo 20, 2007 @ 11:40 pm

Copertina di "In India, il passato non scompariva mai, o meglio, essendo sempre presente, non diventava mai una realtà superata".

Questa frase, tratta da "La fine della sofferenza" di Pankaj Mishra, che finalmente oggi, forzata a casa da una salute un pò traballante, sono riuscita a terminare, mi sembra che esprima bene il senso del libro. Nella sua ambiguità la frase descrive il percorso di un uomo, un giovane indiano, nato in India e divenuto (quasi trentenne) cittadino del mondo, che scopre nei difetti del proprio popolo e della propria civiltà la sua stessa risorsa.

Per anni Mishra, di modesta estrazione e col desiderio di riscatto sociale ed il pallino dello scrittore, ha ammirato l’occidente per tutto ciò che rappresentava: razionalità, libertà, progresso … ; avvertendo al contempo un senso di profonda inadeguatezza del proprio popolo, di inferiorità. (continua…)

INCONTRI

pubblicato da: Francesca Gregori in Riflessioni, Esperienze — Marzo 17, 2007 @ 4:09 pm

Le cose accadono quando meno te le aspetti…purchè tu ne abbia creato le basi.

Mi riferisco a quanto mi è accaduto due giorni fà.

Avevo un impegno di lavoro; importante. La giornata non si prospettava rilassata.
Sono arrivata ad un appuntamento con un professionista che mi avrebbe dato un passaggio in macchina. Sul luogo noto una persona distinta che sembra in attesa.
"Buongiorno, il dott.   … ?" dico.
"Sono io."
"Piacere."
"Dove ha la macchina?"
"Proprio qui."
Salgo sulla sua macchina, la cintura e via. La conversazione si avvia subito, rilassata. Si parla un pò di lavoro, un po’ d’altro. Qualche accenno ad esperienze di vita passata e presente, alla famiglia. (continua…)